Find your Light II – La testimonianza di Martina
- okapiaonlus

- 3 giorni fa
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Con il progetto "Find your Light" di Okapia, la fotografia diventa spazio di voce e presenza

Mi chiamo Martina Astolfi e lavoro nel campo della comunicazione visiva e della cooperazione
internazionale con un’attenzione particolare alla fotografia come strumento educativo e sociale. In
Rwanda ho lavorato con Okapia Onlus al progetto Find Your Light II insieme ad Amani, Alex e ai
ragazzi della Kubasha Crew.
Condurre questo corso di fotografia è stata un’esperienza molto intensa per me. È stato un lavoro fatto di presenza, ascolto e relazione continua. Con il tempo ho capito che non si trattava solo di insegnare fotografia ma di costruire uno spazio in cui le persone potessero raccontarsi e riconoscersi attraverso le immagini.
Questo percorso è diventato anche la base della mia tesi di Master in Cooperazione e Diritto
Internazionale presso FOCSIV, SPICeS e Pontificia Università Lateranense. La mia ricerca si
concentra su come la fotografia partecipativa possa contribuire a superare gli stereotipi legati alla
disabilità e aprire a forme di rappresentazione più consapevoli e autonome. Il lavoro sul campo ha
dato forma concreta a ciò che stavo studiando. Le immagini prodotte dagli studenti e il loro modo di
raccontarsi hanno mostrato quanto la fotografia possa diventare uno spazio di voce e di presenza.
Non solo uno strumento di rappresentazione ma un modo per affermare la propria esperienza.
Ringrazio Amani e Alex per la loro guida e per aver creato un ambiente di fiducia in cui questo
percorso è stato possibile. Ringrazio Okapia Onlus per aver creduto nel progetto e per avermi affidato la sua conduzione permettendomi di crescere sia a livello professionale che umano.
Il mio pensiero più grande va agli studenti. La loro capacità di mettersi in gioco e di raccontarsi con
sincerità ha trasformato questo percorso in qualcosa di molto più profondo di un semplice corso.
Hanno mostrato che essere visti è un diritto e che la propria presenza nel mondo non dovrebbe mai
essere messa in discussione.
Spero che questo lavoro conservi una parte di ciò che abbiamo vissuto insieme e che continui a
parlare anche oltre questo momento.




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