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Find your Light II – La testimonianza di Martina

Con il progetto "Find your Light" di Okapia,  la fotografia diventa spazio di voce e presenza


Find your light – Okapia onlus

Mi chiamo Martina Astolfi e lavoro nel campo della comunicazione visiva e della cooperazione

internazionale con un’attenzione particolare alla fotografia come strumento educativo e sociale. In

Rwanda ho lavorato con Okapia Onlus al progetto Find Your Light II insieme ad Amani, Alex e ai

ragazzi della Kubasha Crew.


Condurre questo corso di fotografia è stata un’esperienza molto intensa per me. È stato un lavoro fatto di presenza, ascolto e relazione continua. Con il tempo ho capito che non si trattava solo di insegnare fotografia ma di costruire uno spazio in cui le persone potessero raccontarsi e riconoscersi attraverso le immagini.

Questo percorso è diventato anche la base della mia tesi di Master in Cooperazione e Diritto

Internazionale presso FOCSIV, SPICeS e Pontificia Università Lateranense. La mia ricerca si

concentra su come la fotografia partecipativa possa contribuire a superare gli stereotipi legati alla

disabilità e aprire a forme di rappresentazione più consapevoli e autonome. Il lavoro sul campo ha

dato forma concreta a ciò che stavo studiando. Le immagini prodotte dagli studenti e il loro modo di

raccontarsi hanno mostrato quanto la fotografia possa diventare uno spazio di voce e di presenza.

Non solo uno strumento di rappresentazione ma un modo per affermare la propria esperienza.


Ringrazio Amani e Alex per la loro guida e per aver creato un ambiente di fiducia in cui questo

percorso è stato possibile. Ringrazio Okapia Onlus per aver creduto nel progetto e per avermi affidato la sua conduzione permettendomi di crescere sia a livello professionale che umano.


Il mio pensiero più grande va agli studenti. La loro capacità di mettersi in gioco e di raccontarsi con

sincerità ha trasformato questo percorso in qualcosa di molto più profondo di un semplice corso.

Hanno mostrato che essere visti è un diritto e che la propria presenza nel mondo non dovrebbe mai

essere messa in discussione.


Spero che questo lavoro conservi una parte di ciò che abbiamo vissuto insieme e che continui a

parlare anche oltre questo momento.

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